Gay & Bisex
Valutazioni immobiliari
22.11.2025 |
206 |
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"Mi stringe, non posso muovere i polsi, ho un certo timore e una grande eccitazione..."
È un mercoledì di fine luglio, uno di quelli in cui hai l'agenda piena di appuntamenti ma l'unico appuntamento al quale realmente tieni è quello con le ferie. Alle 8:00 sono già in macchina incastrato nel traffico eterno della città eterna. Qui pare che la chiusura delle scuole non abbia sortito effetto e l'unica differenza con novembre consista nel cambio della temperatura dell'aria condizionata la quale tenta, inutilmente, di contrastare il caldo umido capitolino che sembra si sia gemellato con quello di Brasilia o di qualsiasi altra ingolfatissima città subtropicale.Ad aumentare la temperatura ed il crescente disagio dovuto al sudore, ci sono i messaggi che con singolare alternanza mi scombussolano e trasportano ai due opposti emotivi per me raggiungibili in questo momento: lo stress lavorativo e l'eccitazione erotica. Il primo gentilmente fornito dal mio capo il quale mi ha fissato una serie di appuntamenti, il secondo dalle foto che quel bastardo di Luca manda, centellinandole, dalle dune della spiaggia naturista di Ostia ove, approfittando di un riposo infrasettimanale, è andato per “farsi del mare” come direbbe lui con una locuzione creata ad hoc per alludere a qualsiasi cosa possa accadere quando c'è: il sole, il mare, il tempo, gli spazi e manchi il costume.
Mentre sono perso tra le foto delle dune, tra le quali fa capolino la sagoma di un ragazzo davvero fantastico, vengo riportato bruscamente alla realtà dal mio capo: “Ti ho appena messo un appuntamento alle 11:00. Ti ha chiamato ieri in segreteria un certo Flavio, voleva una consulenza su quanto potrebbe fruttare la vendita di un immobile in zona Piazza Risorgimento”
“Riesci sempre ad incastrami con questi personaggi che vogliono solo chiacchierare ma non concludono mai niente!” Rispondo subito innervosito.
“Mica è colpa mia se chiedono sempre di te, io sono contento! Significa che sei bravo in quello che fai”.
Accenno un sorriso mentre dice questa cosa perché ho idea che voglia comunicarmi di più di quanto realmente dica. “Arrivo tra 40 minuti spero, prendiamo un caffè e mi illustri la questione”.
Chiudo la telefonata dai comandi al volante e questa volta leggo il messaggio di Luca: “buondì Ciccio, a lavoro? Quando ti prendi una giornata per “farti” un po' di mare?”
"Bastardo maledetto" sibilo tra i denti mentre sorrido.
Io e Luca ci siamo conosciuti su questo sito durante la pandemia, quando sembrava che il mondo dovesse rinchiudersi a casa per sempre e la routine della mia vita coniugale insieme alle vicissitudini della sua, ci aveva messo in contatto.
Nel corso del tempo Luca mi ha aiutato a canalizzare la parte oscura di me, con lui ho fatto le mie prime esperienze e insieme a lui iniziato a fantasticare su quelle future che, in seguito, abbiamo poi realizzato.
Non vi racconterò di lui però, mi piace pensare che possiate cogliere l'essenza del nostro rapporto da questi racconti che pubblico e che al di là dei nomi e dei luoghi, modificati per questioni di riservatezza, sono sempre storie di esperienze realmente vissute. Per fortuna!
Lo chiamo: “Ciao Lu', oggi giornata incasinata, avevo un buco alle 11:00 ma ci ha pensato il mio capo a riempirlo. E mi rode!”
“Eh.. lo fanno i capi, lo fanno! Ma ricordati: si chiude un buco, ma magari ne viene aperto un altro!”
Luca ha sempre questo modo di giocare con le parole che a volte mi lascia appeso come fossi un ombrello nella speranza che piova per poter essere aperto.
Alle 10:50 Silvia entra nel mio ufficio, “Antonio, è arrivata la persona dell'appuntamento delle 11:00, ma se sei impegnato posso trattenerlo io per qualche minuto se vuoi”.
Silvia è la nostra segretaria, ragazza carina e ben proporzionata, piccola d'altezza ma con uno sguardo leggermente felino che, quando vuole - esattamente come ora – riesce a caricare gesti e parole di una malizia leggera in grado di rendere interessante anche la firma per la fornitura della cartoleria dell'ufficio.
Per motivi a me ancora non chiari, insiste nel sottolineare che può trattenerlo con sé, sottolineando la proposta con un sorrisino che solo una donna mossa da un'intenzione maliziosa può assumere. Le sorrido e le dico: “fallo entrare già sarà una sòla, se poi ti ci metti a flirtare anche, questo è capace che non c è lo togliamo più di torno”.
Di fronte a me, c'è ora un uomo sulla quarantina, alto sicuramente più di 1,85, in abito blu che mette in risalto due belle spalle larghe. “Ciao, mi chiamo Flavio, tu devi essere Antonio” sì rispondo tendendogli la mano incuriosito dall'inusuale tono confidenziale: “ci conosciamo? Ho saputo che ha espressamente chiesto di me”
“Non di persona” e fissandomi negli occhi come a volermi riconoscere, mi dà una stretta di mano eccessivamente forte cogliendomi di sorpresa e lasciandomi in qualche modo soggiogato ed un po' infastidito.
“Alcuni amici mi hanno consigliato la Vostra azienda e nello specifico mi è stato detto che tu sei molto bravo nel portare a dama un lavoro”
Nonostante sappia di essere un ottimo intermediario finanziario, i complimenti mi mettono sempre in imbarazzo “ Spero di confermare la stima rispondo accennando un sorriso mentre mi chiedo quali siano questi clienti definiti come “amici”.
“Come posso aiutarti ? Hai con te i documenti dell'immobile?”
“No, li ho lasciati nell'appartamento così da non poterli perdere essendo sempre in continuo movimento con il mio lavoro da commerciante”
“Cosa cazzo valuto senza uno straccio di documento?”. Questo è il primo pensiero nella mia testa.
“Ma ho pensato che essendo l'immobile a 400m da qui, una valutazione in sito sia più utile dei soli documenti che comunque ti ho già preparato in doppia copia per qualsiasi necessità.”
In effetti dopo la traversata in macchina, quattro passi per una boccata d'aria ci stanno tutti.
Durante questa breve passeggiata non posso fare a meno di notare il portamento di costui e l'eleganza intrinseca nel gesticolare che trasmette al tempo stesso una buona dose di sicurezza di sé che forse potrebbe anche trascendere nella tracotanza, se ne avesse l'opportunità. Mi chiedo in quale occasione questa attitudine potrebbe palesarsi.
Voltato l'angolo riconosco lo stabile che qui a Prati ospita una palestra il cui proprietario è “un amico” di Luca, il mio cliente si volta verso di me e mi fa un sorriso che non riesco a decifrare sul momento. Entriamo nell'atrio e saliamo in ascensore al quarto piano. Avete idea dell'imbarazzo che generalmente c'è quando si sale in ascensore con estranei? Bene, non è questa la situazione, mentre saliamo il cliente si allenta il nodo della cravatta e slaccia il collo della camicia, così facendo fa capolino una folta peluria che calamita il mio sguardo il quale inizia a scendere seguendo la mano che liscia la cravatta sul suo addome fino ad arrivare alla cinta sotto la quale questa mano robusta e curata accarezza il cavallo dei pantaloni che mi pare essere inaspettatamente teso.
Entriamo in questo appartamento di circa 200mq con un ampio corridoio lungo il quale sono distribuite le stanze e alla fine del quale c'è la così detta camera patronale. Per essere stata chiusa per tanto tempo, è incredibilmente pulita e priva di polvere.
“La casa era di mia zia, l'ho ereditata un anno fa, ma con mia moglie viviamo alla Balduina e non abbiamo intenzione di spostarci” mi spiega togliendosi la giacca e fissandomi con lo sguardo di qualcuno che di me sa più di quanto io voglia ammettere.
Volevo farla valutare per capire che utilizzo farne e possibilmente trarne una rendita, nel frattempo ogni tanto ci vengo per rilassarmi un po?” dice caricando la voce sulle ultime due parole.
“Beh, la zona si presta a varie soluzioni anche in virtù della vicinanza della fermata della metro, di San Pietro e della cittadella giudiziaria giusto per staccarsi dal solo aspetto turistico. Con qualche accortezza lo si mette a frutto e si ottiene una rendita cospicua e soprattutto costante” dico in preda ad un certo fremito che mi porta a sudare in maniera diversa rispetto a come suderei se fossi in strada. Qui la temperatura mi pare “diversamente alta”, non è una questione dovuta alla stagione, ma alla presenza di questa persona la quale, evidentemente, sta giocando una partita nella quale temo (o spero non sono sicuro) di essere il premio.
“Hai inquadrato subito la questione”, mi dice fissandomi negli occhi: “mi avevano detto che sai il fatto tuo”.
L'aria nella stanza è ora carica di una tensione che mi entra nella testa attraverso l'odore che emana il suo corpo. Non so che profumo usi ma vorrei essere presente quando dopo la doccia se lo mette.
Questi miei pensieri devono in qualche modo essere particolarmente palesi perché costui mi prende per la nuca e dopo avermi infilato la lingua in gola e limonato decisamente senza neanche pensare di poter ricevere un rifiuto, inizia a slacciarsi la camicia portando la mia bocca a farsi leccare il petto ed i capezzoli affollati da una peluria particolarmente folta il cui odore mi impone il knock out tecnico: “fammi tutto quello che vuoi” è il pensiero che rimbomba nella mia testa ad un volume così alto che quasi penso di averlo detto ad alta voce.
Sempre tenendomi la nuca mi infila due dita in bocca, e bastano i suoi occhi a farmi capire che devo leccarglieli in ossequio alla sua tracotanza. Mi fa inginocchiare tenendomi le dita in bocca e con l'altra mano allenta la cinta e slaccia il bottone del pantalone, il resto lo lascia fare a me.
Sotto la stoffa tesa delle mutande c'è il principio di un'erezione che si preannuncia robusta, mi prende la testa e mi fa strofinare il viso per aspirarne l'odore e saggiarne le dimensioni, a parte tutto, è sempre la situazione e l'atmosfera che si crea a rendere un incontro eccitante, ma nel caso specifico credo che oltre alla sorpresa e alla padronanza della situazione mostrata da questa persona, ci sia anche un gran bel cazzo. Apro la bocca per saggiarlo attraverso la stoffa, da sotto il cavallo inizia a spuntare la cappella che vado a cercare di lambire con la lingua, poco a poco la libero dalla sua prigione di tela e l'accolgo avvolgendola con le labbra. In poco tempo il suo turgore arriva al massimo, quando ciò succede oltre ad eccitarmi ancora di più mi sento particolarmente orgoglioso. Per quanto sia io in ginocchio di fronte ad un maschio, è lui ad essere in mio possesso.
Ho idea che questo mio pensiero non si sposi esattamente con la cognizione che lui ha della situazione, e questo, lungi dal dispiacermi, si palesa negli affondi che con il suo sesso assesta alla mia gola. Io, che comunque ho una certa esperienza maturata sul campo, riesco a trattenere i conati e allargare la gola per accoglierlo mano a mano che lui vuole farsi strada dentro la mia bocca.
Dal mio mento cola davvero tanta saliva e mentre lui alterna blandizie ad insulti, sul pavimento si forma un lago che bagna la mia camicia e le ginocchia dei miei pantaloni.
Sono paonazzo e lui non pare abbia intenzione di smettere, di certo non sarò io a fermarlo, soprattutto quando gioca a tirarlo fuori da me e mi ordina di concentrarmi sulla sua cappella.
Come a volergli lanciare una sfida a resistere, mentre mi concentro sul frenulo, lo fisso negli occhi per fargli percepire la mia totale disinibizione. Voglio si senta il padrone assoluto, voglio che perda il controllo e mi inondi del suo seme.
Non succede.
“Troia che sei, alzati”
Mi appoggia con la faccia contro il muro e mi tira giù i pantaloni, anche lui in effetti è completamente vestito se non per la camicia sbottonata e la patta aperta oltre il quale emerge il suo cazzo completamente bagnato dalla mia saliva. Prende i miei polsi e li ferma sulla mia schiena con la cravatta che si era allentato, una cosa simile anni fa l'aveva fatta Luca con dei calzini di filo di Scozia molto lunghi aprendomi alla mia prima esperienza di dominazione. Ma questo non é Luca e io non lo conosco. Mi stringe, non posso muovere i polsi, ho un certo timore e una grande eccitazione. Tira fuori dal cassetto un preservativo e questo mi tranquillizza, lo infila, mi rimette le dita in bocca e con la mia saliva mi inumidisce il culo che si apre come fosse consapevole di cosa sta per accogliere. Sono sicuro che sarà molto difficile per lui penetrarmi in questa posizione ed inarco la schiena per favorirgli l'ingresso che a mia volta attendo con trepidazione. Mi sbagliavo, tenendomi fermo per la nuca con la testa sul muro e aiutandosi con l'altra mano con cui tiene la cravatta, dirige il cazzo diretto dove deve, e lentamente ma senza sosta lo affonda dentro di me.
Lo sento scivolare e bruciare mentre mi penetra, mi lamento e ansimo mentre lui mi infila di nuovo le dita in bocca e allentando la presa della cravatta mi ordina di allargarmi le natiche con le mani ora piú libere perché lo eccita vedere il suo cazzo scopare un culo caldo, bianco e burroso come il mio.
Nel suo muoversi dentro di me, prima lentamente e poi con una velocità maggiore, riesce a farsi strada e a darmi il tempo di accoglierlo al meglio. Lui se ne accorge e gradisce “brava, sai come accogliere un cazzo”, non amo molto che mi si appelli al femminile, ma devo dire che in questa situazione mi pare sia più che adeguato.
Il calore che sento nelle viscere si irraggia piano piano fino a farsi sentire fin sulla punta del mio cazzo e io non posso far altro che ansimare in maniera sempre più evidente mentre percepisco che ad
ogni affondo il mio sesso si irrigidisce sempre di più. Lui non si risparmia e non riesco a capire se sia concentrato sul suo piacere guardando come il suo cazzo vìola il mio corpo o stia pensando anche al mio piacere quando muovendosi lo sento passarmi da parte a parte. In ogni caso la cosa gli riesce bene e di tanto in tanto lascia colare uno sputo per mantenermi lubrificato.
Ho le gambe a pezzi ed il culo in fiamme, la guancia è attaccata al muro perché la mia testa è bloccata dalla sua mano, nonostante la posizione mi scopa con forza e costanza ed io adesso, continuando a tenere larghe le natiche con le mie mani, riesco a sentire con la punta delle dita il suo cazzo che mi ha completamente allargato il culo. Questo contatto inatteso mi eccita oltre modo e in men che non si dica, perdo completamente il controllo con un orgasmo fragoroso con cui imbratto il muro.
Nel percepire ciò inizia a scoparmi con violenza e senza riguardo fino ad arrivare al culmine quando, emettendo una serie di versi primordiali e gutturali, si scarica dentro di me con una serie di fiotti di sperma caldo con il quale inonda il preservativo. Sento il suo cazzo dentro di me pulsare convulsamente quanto il suo respiro. Scaricatosi completamente, con una mano si tiene il profilattico mentre lentamente estrae il suo sesso da me. “Mi piace vedere come vi lascio quando vi scopo a voi passivelli”
Questo suo feticismo fa sì che io inarchi ulteriormente la schiena per fornirgli la più ampia e chiara visione del suo “soggiorno” dentro di me nonostante la penombra della stanza.
Madido di sudore e sfatto, mi sbrago su una poltroncina per riprendere fiato e mentre mi sistemo vedo che la camicia ed i pantaloni sono troppo bagnati per potermi ripresentare a lavoro come se nulla fosse successo. Il tipo, intuendo i miei pensieri mi dice: “credo che ci sia un messaggio per te sul cellulare”, lo guardo perplesso, il fatto che ci siano messaggi è ovvio, ne ricevo decine ogni giorno, decido di aprire il telefono e tra i vari c'è quello di Luca che a commento di un selfie adamitico steso sulla spiaggia mi comunica: “il portiere dello stabile in cui sei, ha un pacco con il cambio per te. Quando scendete vai in guardiola”
Rimango come uno scemo. Guardo Flavio e lui sghignazzando dice: “gli amici si vedono nel momento del bisogno"
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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